Per indicare qualcuno in perfetta saluti si usa l’espressione “Sano come un pesce”, ma in realtà anche i pesci, come tutti gli altri animali marini, tendono ad ammalarsi. Soprattutto gli organismi nectonici, non avendo riparo, non possono mostrarsi deboli e nascondono la loro malattia. E’ una strategia di difesa dai predatori.  Anche i cetacei, pur non essendo pesci, ma mammiferi marini, sono “suscettibili a diversi agenti patogeni, virali e non, in grado di comprometterne la salute e lo stato di conservazione…”. Molto spesso si avvicinano verso la riva quando la patologia è già in stato molto avanzato e finiscono per spiaggiarsi, oppure le loro carcasse vengono trasportate sulla battigia dalle onde. Il ritrovamento di cetacei spiaggiati, sia vivi che morti, è di fondamentale importanza anche per la salute dell’uomo. Siamo mammiferi anche noi possiamo essere soggetti alle stesse patologia.
"I campioni di emosiero ottenuti dagli animali spiaggiati si sono rivelati e si dimostrano tuttora molto utili per monitorare l’avvenuta esposizione e la circolazione di vari agenti infettivi (Morbillivirus, Brucella ceti e Toxoplasma gondii, tanto per citare quelli più’ significativi) nella cetofauna dei nostri mari, così come ai fini dello svolgimento delle necessarie indagini siero-epidemiologiche retrospettive il cui precipuo scopo è, per l’appunto, quello di “datare” l’ingresso di un determinato agente patogeno all’interno di una determinata specie e/o popolazione di mammiferi marini."

Una nuova tecnologia di intelligenza artificiale che permette di rilevare i suoni emessi dalle orche sott’acqua, potrebbe aiutare a proteggere la popolazione residente nel Mare Salish considerata “endangered”.
La tecnologia riconosce i vocalizzi delle orche ed invia avvisi in tempo reale ai gestori dei mammiferi marini, che possono utilizzare le informazioni per cercare di prevenire collisioni dannose tra mammiferi marini e navi.

Le correnti oceaniche nel mare profondo stanno creando degli hotspot di microplastica che ospitano circa 1,9 milioni di minuscoli detriti per metro quadrato.
I ricercatori ritengono che queste correnti a movimento lento, che forniscono anche ossigeno e sostanze nutritive alle creature di acque profonde, stanno dirigendo il flusso di materie plastiche verso queste aree, provocando i cosiddetti "garbage patch" in profondità nell'oceano.

Un modello creato da Gianpaolo Coro, ricercatore del CNR-ISTI (Istituto di Scienza e Tecnologie dell'Informazione "A. Faedo") utilizzato in ambito ecologico per prevedere gli spostamenti delle specie invasive, come il pesce palla argenteo, (Lagocephalus sceleratus), infestante e velenoso, che invade le acque del Mediterraneo passando dal Canale di Suez, e persino del raro e misterioso calamaro gigante. «Allo stesso modo funziona anche con i virus, che al posto dei luoghi vanno infestare le persone». “Immaginate che, grazie all’intelligenza artificiale, sia possibile prevedere in anticipo dove una pandemia colpirà con più forza nel mondo. Che si possa cioè individuare su una mappa quali saranno le zone a più alto tasso di contagio e, di conseguenza, sia possibile combattere meglio non solo il virus SARS-CoV-2, ma ogni altra epidemia tra quelle che secondo gli esperti dovremo affrontare nel futuro.”

In tempi di incertezza, il mare profondo offre potenziali soluzioni. Il test utilizzato per diagnosticare il nuovo coronavirus - e altre pandemie come l'AIDS e la SARS - è stato sviluppato con l'aiuto di un enzima isolato da un microrganismo presente nelle sorgenti idrotermali marine e d'acqua dolce.

Giovani, con la mente aperta, con lo sguardo al futuro. Si è parlato in questi giorni dell’utilizzo delle maschere subacquee come ausilio ai malati di Covid-19. Un’applicazione diversa da quella per la quale erano state create quelle attrezzature. Ma osserviamo il dietro le quinte. Per...