Le correnti oceaniche nel mare profondo stanno creando degli hotspot di microplastica che ospitano circa 1,9 milioni di minuscoli detriti per metro quadrato. I ricercatori ritengono che queste correnti a movimento lento, che forniscono anche ossigeno e sostanze nutritive alle creature di acque profonde, stanno dirigendo il flusso di materie plastiche verso queste aree, provocando i cosiddetti "garbage patch" in profondità nell'oceano.

Ricerche recenti indicano che i cetacei, compresi narvali e beluga, potrebbero essere sensibili al nuovo coronavirus che causa COVID-19. Sia odontoceti, cetacei con i denti, che i misticeti, dotati invece di fanoni, sono ritenuti ad alto rischio di potenziale infezione. I primi, però, secondo uno studio del 2015, hanno anche perso un gene chiave che aiuta a combattere i virus. Le infezioni da coronavirus nei cetacei e in altri mammiferi marini non sono nuove. Sono note precedenti infezioni da coronavirus nei beluga, nei delfini tursiopi e nelle foche comuni. Nel 2000, furono rinvenute 21 foche comuni decedute lungo una costa della California ed alcuni esemplari erano positive ad un coronavirus respiratorio. Nel 2008, un nuovo coronavirus ha causato danni al fegato di un beluga che vive in un parco acquatico. Infine in uno studio del 2013,è stato trovato un nuovo gammacoronavirus in un tursiope.  

Per indicare qualcuno in perfetta saluti si usa l’espressione “Sano come un pesce”, ma in realtà anche i pesci, come tutti gli altri animali marini, tendono ad ammalarsi. Soprattutto gli organismi nectonici, non avendo riparo, non possono mostrarsi deboli e nascondono la loro malattia. E’ una strategia di difesa dai predatori.  Anche i cetacei, pur non essendo pesci, ma mammiferi marini, sono “suscettibili a diversi agenti patogeni, virali e non, in grado di comprometterne la salute e lo stato di conservazione…”. Molto spesso si avvicinano verso la riva quando la patologia è già in stato molto avanzato e finiscono per spiaggiarsi, oppure le loro carcasse vengono trasportate sulla battigia dalle onde. Il ritrovamento di cetacei spiaggiati, sia vivi che morti, è di fondamentale importanza anche per la salute dell’uomo. Siamo mammiferi anche noi possiamo essere soggetti alle stesse patologia.
"I campioni di emosiero ottenuti dagli animali spiaggiati si sono rivelati e si dimostrano tuttora molto utili per monitorare l’avvenuta esposizione e la circolazione di vari agenti infettivi (Morbillivirus, Brucella ceti e Toxoplasma gondii, tanto per citare quelli più’ significativi) nella cetofauna dei nostri mari, così come ai fini dello svolgimento delle necessarie indagini siero-epidemiologiche retrospettive il cui precipuo scopo è, per l’appunto, quello di “datare” l’ingresso di un determinato agente patogeno all’interno di una determinata specie e/o popolazione di mammiferi marini."

Una nuova tecnologia di intelligenza artificiale che permette di rilevare i suoni emessi dalle orche sott’acqua, potrebbe aiutare a proteggere la popolazione residente nel Mare Salish considerata “endangered”.
La tecnologia riconosce i vocalizzi delle orche ed invia avvisi in tempo reale ai gestori dei mammiferi marini, che possono utilizzare le informazioni per cercare di prevenire collisioni dannose tra mammiferi marini e navi.

Le correnti oceaniche nel mare profondo stanno creando degli hotspot di microplastica che ospitano circa 1,9 milioni di minuscoli detriti per metro quadrato.
I ricercatori ritengono che queste correnti a movimento lento, che forniscono anche ossigeno e sostanze nutritive alle creature di acque profonde, stanno dirigendo il flusso di materie plastiche verso queste aree, provocando i cosiddetti "garbage patch" in profondità nell'oceano.

Un modello creato da Gianpaolo Coro, ricercatore del CNR-ISTI (Istituto di Scienza e Tecnologie dell'Informazione "A. Faedo") utilizzato in ambito ecologico per prevedere gli spostamenti delle specie invasive, come il pesce palla argenteo, (Lagocephalus sceleratus), infestante e velenoso, che invade le acque del Mediterraneo passando dal Canale di Suez, e persino del raro e misterioso calamaro gigante. «Allo stesso modo funziona anche con i virus, che al posto dei luoghi vanno infestare le persone». “Immaginate che, grazie all’intelligenza artificiale, sia possibile prevedere in anticipo dove una pandemia colpirà con più forza nel mondo. Che si possa cioè individuare su una mappa quali saranno le zone a più alto tasso di contagio e, di conseguenza, sia possibile combattere meglio non solo il virus SARS-CoV-2, ma ogni altra epidemia tra quelle che secondo gli esperti dovremo affrontare nel futuro.”